Territorio

Data:
15 Gennaio 2021
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Il territorio del comune, che si estende per circa 11000 ettari, si colloca ai margini settentrionali del Parco naturale regionale Sirente-Velino, poco oltre il parco, e può essere suddiviso in una parte sub-montana abitata e una parte montana. 

La parte abitata è adagiata in una valle che discende dalla Piana di Campo Felice (in buona parte rientrante anch'essa nel territorio del Comune), solcata dal corso del Torrente Rio (le cui acque si immettono poi in quelle del Torrente Raio, proveniente da Sassa-Tornimparte, che a sua volta si immette nell'Aterno nel territorio del Comune di L'Aquila), tra il gruppo montuoso di Monte Orsello-Monte Puzzillo (2044 m) e quello di Monte Ocre-Monte Cagno (2202 m) fino all'imbocco della Conca aquilana, tra un'altitudine compresa tra i 750 m e i 1380 m s.l.m. e attraversata dalla Strada statale 584 di Lucoli. 

Attualmente il comune conta circa 874 abitanti ed è composto da sedici frazioni, disseminate sui fianchi della vallata e poste a destra e a sinistra del torrente Rio che attraversa interamente la valle: Piaggia, Casavecchia, Colle, Spogna, Spognetta, Vado Lucoli, Lucoli Alto, Collimento, Sant’Andrea, San Menna, Francolisco, Santa Croce,  Prata, Peschiolo, Casamaina e Pratolonaro. 

Regione prevalentemente montana, l’Abruzzo è stato, fino a pochi decenni fa, legato ininterrottamente per almeno tre millenni alla pastorizia, alle sue vicende ed agli stili di vita da essi determinati. Da questa industria armentizia si può dedurre che almeno metà della popolazione dipendeva in modo diretto da essa. Fondamento costante di uno sviluppo così notevole è stato lo sfruttamento della complementarietà fra gli alti pascoli abruzzesi, inagibili in periodo invernale, ma che nell’estate raggiungono il massimo rigoglio e le erbose pianure del Tavoliere di Puglia che, arse e steppose in estate, durante i mesi freddi mantengono invece condizioni ambientali e climatiche ottimali. Questo spostamento stagionale di uomini e greggi  che, alla fine della primavera e all’inizio dell’autunno, percorrendo a piedi centinaia di chilometri, si muovevano fra queste due aree geografiche di pascolo è noto col nome di transumanza ed era già stabilmente praticato ai tempi dei romani. Il tragitto dei transumanti avveniva lungo una rete regolamentata di larghe vie erbose in terra battuta: i tratturi. Essi si snodavano dalle aree più interne dell’Abruzzo fino al Tavoliere di Puglia e seguivano itinerari fissati dall’uso nei millenni, ma che già a partire dall’epoca romana e con più vigore durante la dominazione aragonese, furono rigidamente determinati e protetti da leggi. Con la romanizzazione, l’imposizione della Pax Romana dopo la Guerra Sociale, si realizzarono le condizioni politiche ed economiche per la nascita della transumanza orizzontale a lungo raggio (quella verticale è più tipica delle regioni alpine): grandi greggi, condotte da schiavi/pastori, presero così a percorrere le calles pubblicae, gli antichi tratturi. 

I Tratturi dell'Italia Centro - Meridionale erano la rete viaria che i Sanniti, con molta probabilità, avevano ereditato dalle civiltà preistoriche. Agli assi tratturali che attraversavano l'antico Sannio da nord a sud si intersecavano i tratturelli (bretelle che univano tra loro i tratturi principali e determinavano una vera e propria rete di trasporti che raggiungeva tutti i territori della Lega Sannitica). Secondo alcune ipotesi il libero utilizzo dei tratturi fu alla base dei malumori che portarono i Sanniti, dopo l'iniziale accordo, a muovere guerra ai Romani. I tratturi, infatti, nella tradizione sannita erano le direttrici della "transumanza" il cui utilizzo era gratuito. L'arrivo dei romani e l'imposizione del dazio sui capi in transito avrebbero determinato l'insurrezione delle genti sannite abituate alla libera circolazione. 

I tratturi, nonostante siano costituiti da tracciati in terra battuta, quindi facilmente arabili dagli agricoltori confinanti, sono giunti fino ai nostri giorni pressoché intatti, al contrario delle strade romane, spesso adiacenti o coincidenti con essi, delle quali, nonostante fossero lastricate di pietre, restano solo i ruderi di qualche ponte.  

Il più lungo tratturo dell'Italia meridionale è il Regio Tratturo L'Aquila - Foggia con i suoi 244 km, seguito dal Regio Tratturo Val di Sangro - Foggia lungo oltre 220 km e dal Regio Tratturo Pescasseroli - Candela che ne conta 211 

La pratica della transumanza va ben oltre gli interessi economici e commerciali. Lungo i tratturi hanno viaggiato culti, credenze, rituali, usanze, tradizioni e leggende. Si pensi ad esempio a due culti di origine pastorale  espressamente legati alla transumanza: il culto di San Nicola e il culto di San Michele Arcangelo. Con la diffusione del Cristianesimo, infatti, il ruolo di divinità prediletta dal mondo pastorale centro-meridionale passò da Ercole a San Michele Arcangelo. La strettissima analogia iconografica che collega le due culture, pagana e cristiana, fece sì che Ercole scivolasse nella sua nuova cornice trasferendo sull’Arcangelo alcuni dei suoi attributi e simboli.  

Inoltre, lungo le vie erbose nascevano, discostate dai centri abitati, chiese silenziose, circondate di verde e collegate appena da un sentiero ai "bracci" del tratturo; all’interno, dei semplici portali in pietra custodivano  Madonne consolatrici e Santi patroni. Sulle pareti meridionali, aperti alla calda luce del mezzogiorno, porticati spaziosi offrivano ricovero alle pecore e, ai pastori, conforto al corpo e all’anima.  

Anche nell’economia e nella società lucolane la pastorizia occupò un ruolo fondamentale. Essa produceva formaggio, lana e carne da rifornire i mercati dell’Aquila e dei paesi vicini (si stimò che nel 1675 Lucoli procurò la percentuale più alta di lana dell’intero comprensorio aquilano). Questa lana veniva poi esportata nelle principali città d’Italia (Napoli, Roma e soprattutto Firenze) per essere lavorata nelle rinomate industrie tessili. Nel Medioevo, con l’avvento degli Svevi e degli Aragonesi, succedutisi nel dominio del Regno di Napoli, anche la transumanza venne regolamentata con l’istituzione della “Dogana della mena delle pecore in Puglia” nel 1447. Il sovrano concesse molti privilegi alla transumanza aquilana tra cui si stabilì che i pastori non dovevano subire angherie né durante i viaggi né durante il soggiorno nel Tavoliere; che i baroni e le università non dovevano intromettersi nei fatti della dogana facendo pagare un affitto aggiuntivo per i pascoli e che, infine, si importassero le famose pecore merinos direttamente dalla Spagna per migliorare la qualità della nostra lana e ridurre l’importazione di tali prodotti da Firenze.  

I sentieri percorsi dalle greggi, come già detto, erano lunghissimi e ad essi erano uniti i riposi (vaste aree di terra) nelle quali i locati1 trattenevano il bestiame fino all’assegnazione, da parte del doganiere, del pascolo nelle locazioni. I possidenti lucolani erano 59 e occupavano la zona detta Castiglione. La famiglia Mosca, sempre di Lucoli, occupava invece una zona aggiunta detta Fontanelle. Il tipo di pecora allevato dai proprietari lucolani fu la “sopravissana”, la migliore d’Italia, perché riunisce perfettamente le tre caratteristiche: lana, latte e carne. Addirittura con il termine “Lucoli” venivano indicati sia la locazione che circondava Foggia sia il nome della migliore lana di qualità prodotta nella Dogana (Celano era la seconda). I registri della “paranza2" riportano che, a Lucoli, le maggiori famiglie proprietarie di pecore erano i Mosca, i Marrelli, i Marinanza, i Centofanti, i Peretti, i Petricone e i Properzi. Il comune, naturalmente, aveva i suoi enti ecclesiastici, ma in relazione alla floridezza sia della comunità nel suo complesso sia della vicina Madonna di Roio, tale presenza era molto contenuta e la prevalenza laica rimarrà una caratteristica di tutta la storia armentaria di Lucoli. Tutto ciò determinò contrasti tra i vari paesi dell’aquilano, da cui Lucoli non fu esente, per i confini dei monti e, in particolare, l’uso dei pascoli. Famose le contese tra Roio e Lucoli di cui riportiamo la citazione di Buccio di Ranallo nella sua Cronaca:  

“…la briga de Rogiani io credo che sacciate,  

che fo con Lucolani per le montagne erbate…”. 

Nel 1470 il re Ferrante, per favorire ancora più la pastorizia, istituì la “Fiera di Foggia” col privilegio che vi si potevano vendere le sole merci dei locati e con l’esenzione da tutti i dazi e gabelle anche agli stranieri. 

Il declino dell’industria pastorale iniziò con l’avvento di Giuseppe Bonaparte sul trono di Napoli che, nel 1808, abolì la servitù del Tavoliere, vietò i grandi acquisti di terre ed eliminò l’istituto della Dogana. Altre misure restrittive ci furono nel 1817 con l’aggravamento delle misure fiscali e nel 1865 quando, il nuovo Governo Italiano, stabilì l’affrancazione3 del Tavoliere. 

Ultimo aggiornamento

Martedi 26 Gennaio 2021